Meditazione e BDSM. Sapete in cosa consiste la loro relazione? In questo articolo vi guideremo alla scoperta della meditazione connessa al BDSM, ovvero l’insieme di pratiche sessuali collegate al dolore, tra cui il bondage.

Avete mai provato giochi erotici con manette e frustini? O posizioni in cui una persona domina sull’altra? Stiamo parlando delle pratiche sessuali relative al BDSM che sono spesso associate a momenti piccanti e divertenti, ma fino ad ora è stato sottovalutato il benessere psicologico che ne emerge. Alcuni studi scientifici mettono in risalto la capacità meditativa, che il BDSM può avere nella vita di chi lo pratica, vediamolo in cosa consiste.

  

Che cos’è il BDSM?

Il termine BDSM è l’acronimo che indica determinate pratiche sessuali e relazionali: dal Bondage e Disciplina, alla Sottomissione e Dominazione, fino al Sadismo e Masochismo. Queste pratiche incuriosiscono molte persone che vogliono approcciarsi a rapporti sessuali nuovi ed estremi,  in cui si condividono fantasie legate al dolore con lo scopo di provocare piacere físico e mentale. Si tratta, in realtà, di relazioni di potere che si sviluppano nel tempo e  che devono basarsi sulla fiducia e soprattutto sul consenso.

 

 Una pratica che vanta anche dei locali a tema

Mistress e Master: sono i termini con cui si identificano rispettivamente dominatrici e dominatori, che spesso lavorano all’interno di locali tematici dove svolgono le pratiche sessuali connesse al dolore in sicurezza e tranquillità. La dominazione nella maggior parte dei casi non è solamente fisica, anzi perlopiù si tratta di possedere il controllo psicologico sull’altra persona che sente il bisogno di spogliarsi della propria identità per assumerne una nuova.  

In merito a questo tema c’è una serie TV chiamata BONDING, incentrata sul Bondage e Sottomissione, che rappresenta perfettamente i personaggi e luoghi descritti: all’interno di spazi inediti e specifici, durante la notte, i clienti si recano presso dominatrici  e dominatori per concentrarsi su se stessi, sulle loro fantasie e per scappare per qualche ora dalla vita di tutti i giorni.

 

Benessere psicologico dato dalle pratiche sessuali collegate al dolore

La storia delle pratiche sessuali connesse al dolore esiste già dal ‘900: Freud aveva analizzato il sadismo e masochismo, considerandole delle patologie legate ai disturbi provenienti dalla prima infanzia. Oggi il BDSM viene studiato dagli psicologi e non è più legato al concetto di malattia anzi, le ultime ricerche hanno dimostrato che può avere dei riscontri positivi a livello di disturbi psichici come la depressione, l’ansia o la paranoia. Il piacere provocato e dosato del dolore migliora l’umore dell’individuo, tanto da essere paragonato ad uno stato meditativo. 

 

La meditazione connessa al BDSM

Cosa c’entra la  meditazione al BDSM? Questa abilità può aiutare, durante la pratica,  a spostare l’attenzione dai pensieri negativi a quelli positivi con lo scopo di purificare la mente. Il passato è testimone dell’esistenza di tecniche legate al dolore, intese come rituali spirituali per momenti meditativi; ad esempio:

 

  1. la flagellazione, attività praticata dai cristiani medievali;
  2. la camminata sui carboni ardenti, anch’essa praticata da fedeli cattolici e non;
  3. la meditazione al gelo sui monti tibetani da parte dei monaci buddisti.  

 

Da uno sguardo al passato torniamo al presente: studi recenti hanno dimostrato che il BDSM può essere considerata una forma di meditazione, perché i soggetti sono concentrati sul dolore in un preciso momento. Vivere l’attimo aiuta, dunque, a distrarsi dalla frenesia della quotidianità ed in quegli istanti il dolore si trasforma in piacere fisico e mentale. 

 

Secondo uno studio americano del 2014 le donne hanno più probabilità di fare del sesso soddisfacente con un partner ricco. In questo articolo vi spiego su cosa si basa la vera felicità sessuale e come sfatare questo mito sessista.

 

Ricordate il film proposta indecente? É un film degli anni ’80 in cui il protagonista facoltoso chiede di passare la notte con una cliente di un hotel per la modica cifra di un milione di dollari. Mi viene in mente questo film, in relazione ad un curioso studio fatto nel 2014 dallo psicologo George Gallup e dai suoi colleghi della University at Albany (Usa), secondo il quale le donne hanno orgasmi più intensi se il partner è ricco. Una storia strampalata e sessista, diciamocelo, che rimarca quanto il rapporto tra il sesso e il denaro sia considerato strettissimo.

Scopriamo insieme come fuggire dal binomio sesso e denaro.

 

Uno sguardo da vicino alla ricerca sul sesso soddisfacente se il partner è ricco

I ricercatori  arrivati alle tristi conclusioni, che il sesso è soddisfacente se il partner è ricco ha coinvolto delle studentesse universitarie eterosessuali, partendo con delle domande su quanto spesso hanno sperimentato l’orgasmo in un rapporto sessuale. Insieme a questo fattore sono stati analizzati anche altri dettagli come:

  • il reddito del partner;
  • la corporatura;
  • la personalità;
  • l’aspetto. 

 

Dai risultati è emerso che l’intensità dell’orgasmo è legata al modo in cui le donne sono attratte dal partner e dal numero dei rapporti sessuali a settimana. Tuttavia, a procurare maggior soddisfazione sessuale alle donne è stato anche un altro elemento, il reddito. Da qui il risultato, che il numero di sessioni tra le lenzuola per un partner ricco è maggiore rispetto ad un uomo che ha un portafoglio sgonfio.

 

Regali alla donna per appagarla?

Se da un lato questo studio dello psicologo fa storcere il naso, dobbiamo pensare che affermazioni di questo tipo continuano a persistere nella nostra società. Non è inusuale, infatti, sentire stereotipi del genere: “se regalo ad una donna qualcosa, allora non vuol dire che si concede”. Pensare che una donna si conceda per soldi o sia più soddisfatta da un rapporto in cui il partner ha una posizione economica vantaggiosa è errato. Ciò che determina soddisfazione tra le lenzuola è il modo in cui l’uomo si mostra, se lo fa con fiducia, con delicatezza, con amore e rispetto. Dunque, non è l’aspetto del denaro a contare, ma lo scambio intimo e  di valori che c’è tra due persone e non per forza tra uomo e donna.

 

Sesso soddisfacente con un partner ricco: non si compra e si vende nulla. 

Il denaro non compra la felicità, dice un vecchio proverbio e neanche la soddisfazione sessuale. Il rapporto tra due persone, non mi stancherò mai di ribadirlo, per essere apprezzabile dev’essere basato su:

  1. fiducia; 
  2. consenso;
  3. desiderio di appagamento. 

 

Introdurre il termine comprare nell’ambito di questioni umane e sessuali ha un che di spaventoso, perché non si può pensare di dare e ricevere qualcosa in cambio quando parliamo della sfera dei sentimenti. 

Questa credenza, però, richiama un aspetto che culturalmente influenza la nostra società. Pensare che le donne siano appagate da un uomo che ha i soldi è un elemento giudicante per la figura femminile e siamo davanti ad uno stereotipo, ad un’opinione generalizzata e precostituita. Secondo il criterio del professore Gallup allora avrebbero una vita appagante i ricchi, mentre quelli non benestanti non avrebbero una moglie o una compagna.  Come pensarla allora?

Per escludere qualsiasi gabbia di pensiero e stereotipi dobbiamo partire dalla considerazione che i bisogni dell’uomo e della donna non sono riconducibili a mere faccende di denaro, ma a qualcosa che va ben oltre.

 

 

Autodeterminismo e orientamento sessuale: quanto ne sapete? In questo articolo scoprirete i loro significati ed i vari elementi che li compongono.

Nella nostra società la possibilità di rispecchiare e di autodeterminarsi ha portato allo sviluppo di nuove e molte definizioni che, per chi non è del settore, sono difficili da capire. Spesso, mi viene chiesta la spiegazione di una definizione, che viene letta su una rivista o per sentito dire. Dalla necessità di dipanare questa confusione, nasce questo articolo che dà definizioni semplici e complete rispetto le nuove terminologie in merito ad autodeterminismo ed orientamento sessuale.

 

Partiamo dal concetto di autodeterminismo e poi quello di orientamento sessuale

L’autodeterminismo indica la possibilità di dare una definizione di noi stessi secondo le nostre esperienze e la nostra consapevolezza, di chi siamo e cosa desideriamo. L‘autoderteminismo sessuale è la scelta della propria identità e orientamento sessuale al di là degli stereotipi e delle pressioni sociali e culturali. Non parliamo più solo del self made man, l’uomo che si fa da solo, ma anche del self know man, l‘uomo che si conosce e determina in base alle esperienze. L’importanza del cambiamento linguistico con i neologismi nasce, infatti, dall’esigenza di dare diritti a chi è escluso, emarginato ed è stato sempre nell’ombra. È un vero è proprio cambiamento culturale e sociale.

 Essere consapevoli di questo principio base, permette di intuire che le possibilità di essere sono infinite e da ciò, nascono le infinite definizioni che ora illustreremo.

 

Definizioni sulle differenze terminologiche di base

Per identità sessuale s‘intende tutti quegli elementi per cui una singola persona è composta da un punto di vista sessuale.  Essi sono:

  • il genere biologico, l‘insieme di tutte le parti anatomiche e genetiche con cui si nasce;
  • l’identità di genere, la costante percezione che ogni persona possiede e avverte di sé nel tempo. In altre parole ci indica la l‘appartenenza identitaria ad un certo genere;
  • il ruolo di genere, tutto il carico di aspettative di comportamento e sociali che una certa società prescrive;
  • l’orientamento sessuale, è l’insieme e la natura delle attrazioni sentimentali, affettive ed erotiche di una persona e verso chi queste si orientano;
  • l’espressione di genere, la maniera in cui una persona sente di esprimere il suo genere sessuale.

Il problema culturale di oggi, deriva dal preconcetto che ad un genere biologico si associa subito un’identità ed un ruolo di genere (se sei maschio ti vesti di azzurro), senza rispettare l‘identità di genere che potrebbe non combaciare con il genere biologico.

Un riassunto schematico permette una migliore comprensione di queste definizioni.

 

Autodeterminismo e orientamento sessuale: la questione binarismo

A questa spiegazione si aggiunge un altro preconcetto culturale: il Binarismo. Con binarismo sessuale e di genere s’intende la visione della sessualità umana divisa solo in maschile e femminile. Quindi, l’esistenza di solo due generi, due orientamenti e due espressioni sessuali; invece, si definisce NON BINARY,  l‘esistenza di più orientamenti, più generi, più identità sessuali. Dunque, per comprendere le varie definizioni di orientamento e identità bisogna uscire dallo schema binario (maschile /femminile) per evidenziare le varie combinazioni.

 

Quali orientamenti sessuali esistono?

Abbiamo detto che, con orientamento sessuale intendiamo l‘insieme e la natura delle attrazioni sentimentali, affettive ed erotiche di una persona e verso chi queste si orientano, ma esistono anche delle varianti. Ecco quelle possibili:

  • bisessuale: persona per cui le attrazioni sessuali, affettive, sentimentali ed erotiche possono rivolgersi verso persone di un genere, più generi transessuali e intersex;
  • pansessuale: molto simile al bisessuale, ma la differenza è terminologica. I pansessuali vanno al di là del genere sessuale, invece i bisessuali considerano i due generi;
  • asessuali o grey: persone per cui le attrazioni sessuali o romantiche non sono importanti al fine di una relazone. Sono relazioni in cui si può spaziare a coloriture di grigio, dove la sessualità non è importante. Sono asessuali, e non asessuate, quest’ultimo infatti è colui che non prova interesse sessuale;
  • eterosessuali: persone che rivolgono le loro attrazioni affettive, sentimentali, erotiche e sessuali verso il genere di appartenenza opposto al proprio;
  • omosessuali: persone che rivolgono le loro attrazioni affettive, sentimentali, erotiche e sessuali verso il genere di appartenenza opposto al proprio;
  • flexsessuali: (eteroflessibili) persone che rivolgono le loro attrazioni affettive, sentimentali, erotiche e sessuali verso il genere di appartenenza opposto al proprio ma, a volte, anche al proprio stesso sesso; (omoflessibili) persone che di solito provano attrazione per lo stesso sesso e, a volte, anche per quello opposto.

Quali sono le categorie che fanno parte dell’identità sessuale e come riconoscerle? In questo articolo, proseguimento di quello precedente, parleremo di autodeterminismo e delle varietà di genere.

Quali sono le categorie che appartengono all’identità sessuale?

Quando parliamo di identità dobbiamo seguire il concetto base di autodeterminismo di genere, cioè la possibilità di dare la definizione di noi stessi secondo le nostre esperienze e la nostra consapevolezza, di chi siamo e cosa desideriamo. Il concetto base è che non per forza il sesso biologico determina il genere e l‘identità sessuale, che invece culturalmente e in modo stereotipato viene dato per scontato. Non è detto che se un bimbo nasce fisicamente maschio, la sua identità
corrisponde all‘essere maschio. Infatti, in questo caso si parla di incongruenza di genere, cioè quando il sesso biologico non corrisponde all’identità di genere. Per evitare qualunque incertezza terminologica,  diamo alcune definizioni delle varie identità di genere.

 

Persone Cis prima categoria dell’identità sessuale

L’identità di genere, come abbiamo detto, comprende delle categorie; la prime che andiamo ad analizzare sono quelle che possiamo definire persone Cis, di cui fanno parte:

  • Cisgender, definisce le persone che non vivono tale incongruenza, quindi che il sesso biologico e genere assegnato alla nascita sono allineati e non presentano nessuna incongruenza nell’arco della vita.
  • Persone Trans, termine ombrello usato per definire le persone che vivono del tutto o in parte tale incongruenza. Transessuali, sono le persone in cui è presente tale incongruenza e hanno iniziato un percorso medicalizzazione di transizione ad un genere di elezione. Quando viene iniziato un percorso di medicalizzazione da uomo a donna si dice MtoF (male to female), da donna a uomo, FtoM (female to male).
  • Persone trangender, indica quelle persone che , malgrado la loro incongruenza di genere, decidono di non intervenire chirurgicamente sul loro corpo, ma di intervenire solo in parte per vederlo riadattato al proprio genere di elezione.
    In questi casi parliamo sempre di persone binarie, cioè che considerano l‘esistenza solo di due generi sessuali, maschio e femmina.

 

 

 

 

Non binary: essere nel corpo sbagliato 

Un’altra categoria da attenzionare è quella non binary, cioè coloro che non rientrano nelle categorie di esclusivamente o maschio o femmina e che non si definiscono, o meglio vengono definiti “nati nel corpo sbagliato”. Di questa categoria fanno parte:

  • Genderqueer, termine ombrello per indicare qualsiasi persona con un identità non binaria;
  • Gender fluid, indica persone con un’identità che fluttua in uno spettro di sfumature di genere e che quindi sono variabili nel corso della vita;
  • Persone agender, persone letteralmente senza genere di appartenenza;
  • Persone bigender, aventi duplici sfumature di genere persistenti e compresenti;
  • Genderneutral persone di gnere neutro, cioè con una variante dell’identità di caratteristica neutra.                                                                                                                                                            Con questa illustrazione schematica potete notare le differenze in modo chiaro e semplice.

 

 

Quando parliamo di pornografia quali aspetti dobbiamo considerare? Scoprite in questo articolo le battaglie e la nascita di una pornografia femminista.

 

Playboy, l’alternativa allo stereotipo della famiglia americana

La pornografia diviene luogo generatore di stereotipi e messaggi per la popolazione negli anni 50 quando un laureato in psicologia Hugh Hefner fonda nel 1953 la rivista Playboy, destinata a un pubblico etero e maschile. L’importanza della rivista, non ha reso solo pubblica la sessualità per la massa, ma è diventata uno strumento in cui i valori sociali del tempo e i desideri del patriarcato venivano soddisfatti. Essa non era solo una rivista con donne nude, ma soprattutto un incredibile progetto comunicativo il cui obiettivo era di dare un’alternativa allo stereotipo della famiglia felice americana.
Il creatore della rivista incarnava l’emblema di un uomo ricco che viveva in una sfarzosa villa attorniato da belle, docili e sottomesse donne. Hefner ha passato il messaggio di dominare la sfera domestica e ha reso pubblico ciò che finora era privato e tabù, la sessualità. Di conseguenza, dagli anni 50 ad oggi sesso e sessualità sono definititi da una prospettiva maschile per un uomo etero, dominante e bianco.

 

A che punto sta la pornografia?

Attualmente la pornografia rispecchia i canoni sopra citati e non è variata, pur essendo mutata la società ed i suoi bisogni. Pertanto, una visione della pornografia di questo tipo passa informazioni devianti sul ruolo della donna e sul potere maschile. Gli adolescenti di oggi scoprono una sessualità deviata culturalmente e che li porta ad una frustrazione elevata, poiché loro non corrispondono e non possono corrispondere ai canoni proposti da questo tipo di sessualità mediatica.

 

Le battaglie contro la pornografia

Negli anni ’80 i movimenti femministi incominciarono a combattere la pornografia chiedendo l’aumento della censura e l’abolizione delle riviste e video. Cosi nasce il post porno. Il termine è stato coniato negli anni ’90 dall’artista olandese Wink Van Kempen durante uno show di un attivista Annie Sprinkle. L’intento del post porno è di smascherare i codici della pornografia convenzionale e maschilista, razzista e sovvertirla sessualizzando in modo libero e estremo la sessualità. Tuttavia il post pornografia ha un limite, nasce come movimento politico e sociale per sovvertire i canoni del patriarcato. Aveva un intento più di rivoluzione sociale, infatti aveva una forte spinta anarchica e sovversiva.

 

 

Porno queer e femminista

Ciò che si sta diffondendo, invece al giorno d’oggi, è il porno queer e femminista. E un porno non convenzionale, con una forte commercializzazione on line e con l’intento di educare alla sessualità e alla pornografia. È una pornografia che rispetta le donne e spesso è gestita da donne, in cui il rispetto ed il consenso
tra i patner è il principale obiettivo. In questo caso c’è più interesse per l’estetica e la fotografia nei film e i protagonisti sono rispettati con contratti e diritti invece che sfruttati dalle grandi case di produzione mondiali. Un esempio di pornografia erotica al femminile è quella della regista Erika Lust (il suo sito è navigabile e facilmente visibile). Ritengo che sia inutile da un punto di vista educativo per la nostra società
additare la pornografia come sbagliata, tabù e da censurare. Come riteneva il movimento post porno o le associazioni cattoliche ortodosse. La pornografia che si trova su youporn o pornhub è figlia di una società che deve cambiare e quindi cambiamo la pornografia: essa non può più solo rispecchiare l’uomo etero
bianco e dominante. Esistono le donne, i disabili e il mondo lgbt+. Esistono i giovani e gli adolescenti che vogliono conoscere la sessualità.

 

L’invito è quello a scoprire una nuova pornografia che rispetti i valori di rispetto, consenso e benessere ed aiutiare i ragazzi a conoscere l’educazione sessuale, in modo che non ricevano risposte alle loro domande dalla pornografia on line, ma da una comunicazione adatta al loro linguaggio e alla loro età di appartenenza.

 

 

Conoscete la vicenda della maestra di Torino? Quello che è accaduto si chiama “Revenge porn”, un fenomeno assai diffuso nella nostra società. Scopriamo insieme gli aspetti che determinano questo reato penale. 

 

Approfitto di una notizia di cronaca letta recentemente, per parlarvi di alcuni temi importanti riguardanti la sessualità. L’evento in questione riguarda la maestra d’asilo in Piemonte di cui se n’è parlato molto nei giornali, ed in particolare mi sono soffermata su un titolo in cui si leggeva: “Maestra d’asilo fa video pornografici”. Da qui, si è urlato subito allo scandalo. Quando ho letto tutto l’articolo mi sono resa conto che l’evento richiama degli aspetti sociali e culturali, che sono stati messi da parte e che, invece, sono importantissimi e affondano le radici in una cultura patriarcale e sessista. 

 

La vicenda della maestra d’asilo

Partiamo innanzitutto da cosa ha scatenato la vicenda della maestra di Torino. La donna insieme al suo fidanzato ha fatto una pratica che attualmente fa quasi il 70% della popolazione, che ha una vita attiva: il sexting, cioè condividere immagini e video personali sulla sessualità. Durante il lockdown il sexting ha permesso di mantenere relazioni di coppia ed una vita sessuale attive e, la sua diffusione nasce perché il digitale è diventato il mezzo di comunicazione maggiore. Come vuole questa pratica, la coppia di Torino si è scambiata foto e video intimi, e quando la relazione è finita queste immagini sono state diffuse dall’ex compagno su WhatsApp fino ad arrivare alla madre di un allievo della maestra. Dopodichè, la maestra è stata licenziata dalla preside.

 

Di cosa stiamo parlando? Del Revenge porn

Il revenge porn è una pratica che comporta la diffusione di video e foto a sfondo sessuale con l’intento di rovinare la reputazione della vittima e farle perdere ogni tipo di dignità. Questo può portare ad un condizionamento nella sfera sociale, familiare e lavorativa. Un altro degli aspetti del revenge porn è il forte condizionamento di tipo psicologico che la vittima subisce, perchè è stata tradita dal punto di vista affettivo e, questo sentimento, la porta a vivere con giudizio, angoscia e vergogna; dunque ha un forte risvolto psicologico che può comportare delle patologie depressive e l’isolamento a livello sociale.

 

Revenge porn, reato penale dal risvolto culturale

 

Dal luglio del 2019 il revenge porn in Italia è reato penale e viene punito da uno a sei anni di carcere e con una multa fino a quindicimila euro. Gli aspetti che mi colpiscono di tutta la vicenda sono che:

 

-i giornali non hanno parlato del revenge porn in maniera da limitare la diffusione e farne capire l’importanza 

-una donna non può avere una propria libertà sessuale 

 

Queste due aspetti dimostrano un forte sessismo, rispetto al fatto che una donna non può fare foto e video relativi alla sua vita sessuale, perché non è lecito e non è bello. Secondo la nostra cultura la donna dev’essere santa, madre e moglie e non può essere femminile e con una propria femminilità e piacere. 

Dietro la vicenda, c’è un pregiudizio sessista non solo da parte di un uomo, che diffonde per minaccia e divertimento foto e video intimi in rete, ma anche da parte di altre donne che invece di sostenere la vittima appoggiano le idee sessiste, patriarcali e maschiliste. Dunque, la nostra non solo è una cultura maschilista ma è una cultura dove le donne non si aiutano, che è ancora peggio. 

 

Maestra d’asilo e il preconcetto sulla donna santa e ligia

Questo è un altro aspetto che mi ha colpito molto riguardo alla vicenda della maestra licenziata, ovvero il fatto di essere una maestra d’asilo. Questa professione ha sottoposto la vittima a pesanti critiche, come se i bambini anime innocenti non possono essere contaminati dalla sessualità, indicata come qualcosa di sporco.

Questo è un altro  preconcetto della società, perché in realtà ci sono degli studi e foto che testimoniano i bambini dentro l’utero materno mentre toccano le loro parti intime. Il punto della questione, è che manca una profonda conoscenza sull’educazione sessuale. 

L’educazione sessuale è fondamentale in questo caso perché veicola dei concetti fondamentali come il rispetto, il consenso e l’empatia verso l’altro. Bisognerebbe insegnare agli uomini a rispettare le donne e alle donne di essere vicine le une alle altre perché simili in ciò che provano e ciò che vogliamo raggiungere. Bisognerebbe insegnare che il sesso non è qualcosa di sporco, ma di fisiologico e importante per la nostra crescita oltreché per la consapevolezza di noi stessi e del nostro corpo. 

 

Mi auguro che venga fatta una riflessione personale oltre quello che si legge in giro nelle testate, sia per gli uomini e sia per le donne, per un cambiamento della società  ed un cambiamento culturale rispetto a dei temi che ci porteremo dietro e che faranno parte del nostro futuro. 

 

Il sesso rimane anche oggi un territorio popolato da dubbi, pregiudizi e incertezze. Tra le cause principali, la mancanza di corsi sull’educazione sessuale è una delle più evidenti. Questa materia non va trascurata, perché è uno strumento importante per aiutare ad avere delle relazioni sane, fin dalla giovinezza. In questo articolo troverai alcune risposte sui dubbi e preconcetti sul sesso e sul piacere. 

Quando parliamo di educazione sessuale ci addentriamo in un ambito complesso per due ragioni: le carenze conoscitive sull’argomento, spesso appesantite da una serie di tabù  e l’assenza di corsi nelle scuole italiane per colmarle. Una delle cose per cui mi batto da sempre è l’inserimento dell’educazione sessuale all’interno dei programmi scolastici, educativi e televisivi, perché l’educazione sessuale è un diritto. Basti pensare che questa materia viene insegnata nelle scuole di tutti i paesi d’Europa: su 24 Stati solo 7 non la trattano, tra cui l’Italia. Quello che sottovalutiamo è che aiutare i ragazzi a costruire delle solide basi riguardanti la loro sfera sessuale può insegnargli ad agire in maniera consapevole e affrontare con serenità il sesso, oltre che a non incorrere in gravidanze non volute o infezioni trasmesse sessualmente. 

La mancanza di un’adeguata formazione nelle scuole, però, è solo la punta di un iceberg, perché dobbiamo fare i conti anche con i tabù che esistono ancora nella nostra società e con l’imbarazzo dei giovani nel discutere di sesso e di rapporti sessuali con altre persone, specialmente gli adulti, inclusi i genitori e docenti. Questo comporta che ragazze e ragazzi vadano a ricercare le informazioni su Internet, con il rischio di imbattersi in programmi diseducativi e nella pornografia, credendo che la sessualità sia quello. Come aiutarli, allora, a costruire una vita sessuale sana? Innanzitutto, parlare di sessualità con chi ha esperienza, capire cosa comporta per se stessi la sessualità e poi conoscere i propri limiti ed i propri desideri. Esploriamo insieme i falsi miti sul sesso e le domande su cui, spesso, inciampiamo. 

1. Come avere un rapporto appagante e sereno?

Questa domanda fa parte di una lunga lista di dubbi, che sorgono spesso nei ragazzi, quindi va analizzata con cura. Parlare di un rapporto appagante e sereno mi ricorda l’eccitazione, il brio, le paure e anche le preoccupazioni che sorgono quando si deve avere il primo rapporto sessuale, un’esperienza di passaggio al mondo adulto. L’aspetto appagante e sereno però non è legato all’atto, ma alla relazione. Ovvero: un primo rapporto con una persona con cui si ha una relazione serena, chiara ed  in cui c’è il rispetto, il consenso e desideri reciproci, aiuta a rendere serena questa esperienza, perché si sta a proprio agio. Dunque, possiamo dire che l’appagamento dipende da tanti fattori perché la sessualità non è un atto sterile, ma qualcosa che si costruisce. Per raggiungere l’appagamento, dobbiamo:

-educarci alla sessualità;

-conoscere noi stessi;

-avere consapevolezza de nostri desideri. 

 

 

Grazie a tutti questi fattori l’esperienza sessuale può rivelarsi soddisfacente; quindi non è detto che il primo rapporto sia subito il massimo del piacere.

Per un rapporto sereno, invece, dobbiamo considerare diversi elementi: dal rispetto, al consenso fino al rapporto con l’altra persona e con se stessi. Molte persone perdono la verginità anche con uno sconosciuto, ma se lo si fa con consapevolezza e coscienza, allora l’atto sessuale avviene con serenità. La cosa più importante da tenere in considerazione sul primo rapporto è arrivarci con la consapevolezza di cosa si sta facendo, come lo si fa, cosa si desidera e qual è il mio rapporto con l’altro. 

 

2. Cosa sappiamo del punto G nell’educazione sessuale?

Questo famosissimo punto che tutti cercano, desiderano e credono che apra le porte del piacere femminile, in realtà è uno stereotipo ed un preconcetto che deriva dalla cultura maschile, sul compito dell’uomo di far provare piacere alla donna. Esiste, anche una diatriba sulla sua esistenza e sul dove si trovi. Il nome deriva da un ginecologo tedesco Ernst Gräfenberg che, in realtà non parlava di un punto G (termine che è stato coniato negli anni ‘80 da due ricercatrici) ma di una zona presente nella vagina, che poteva portare piacere alla donna. Il punto G, a quanto pare, si trova nella parte anteriore della vagina vicino all’uretra, ma è una zona e non punto ed è soggettivo in ogni donna. 

Il piacere è ben altra cosa! Esso è intimità, relazione, sguardi; il mio consiglio è quello di non focalizzarsi su un punto specifico per il piacere di una donna, ma di ascoltarla e di percepire le sue espressioni, sensazioni e perché no, chiedere cosa le dà piacere.

3. Quante volte dovrei avere un rapporto?

Non c’è una risposta a questa domanda. Fare sesso con il compagno non è questione di accontentare l’altro, ma corrisponde al ciclo vitale della coppia: dall’innamoramento, alle fasi di allontanamento e di riavvicinamento, fino alla trasformazione in funzione degli eventi. Ad esempio, durante i litigi è normale che la sessualità sia minore o si rifiuta l’altro, perché gli aspetti emotivi verso l’altro corrispondono al corpo e il corpo parla più delle parole. Perchè una storia vada bene si devono ascoltare le necessità e le relazioni di una coppia, non esiste un periodo in cui avere rapporti o non averne.

4. Come avere una vita sessuale felice?

La felicità sessuale è una chimera, perché in realtà essa dipende da tanti momenti. Capita che in una coppia la compagna non desideri avere un rapporto, ma lo fa per accontentare il partner. Tutto dipende da come si sta in quel momento, dalle sensazioni e dalle emozioni che si provano. Questo concetto di felicità lo si deve vedere a lungo termine: se volete avere una vita sessuale felice, questo implica un progetto più ampio che è quello di accettare l’equilibrio dei momenti di alti e bassi. Per avere una vita relazionale felice, bisogna  comunicare con il compagno o la compagna su quello di cui si ha bisogno; se non si ha un partner, è importante essere consapevoli di ciò che si desidera per la propria sessualità.   

All‘improvviso il 9 Marzo 2020 le nostre vite sono state stravolte. La pandemia si è diffusa nel mondo e l’Italia viene bloccata per due mesi. Il Covid 19 ha cambiato la vita delle persone e soprattutto ha trasformato le relazioni sociali. Ma cosa è cambiato nella sessualità durante e nel post quarantena?

Non possiamo attibuire a tutti lo stesso vissuto poichè non è stato uguale. Alcuni hanno vissuto la quarantena con solitudine ed angoscia, altri all’opposto con serenità e novità. Vi mostrerò i possibili vissuti soprattutto analizzando varie fasce di età e diversi tipi di relazione.

I cambiamenti nella sessualità dei più giovani con la quarantena

I pre- adolescenti e adolescenti hanno vissuto il distanziamento con sofferenza soprattutto a causa dell‘impossibilità di uscire e avere contatti fisici. La negazione, soprattutto nella fase iniziale è stato il meccanismo di difesa più diffuso. Nella sessualità però, i cambiamenti sono stati minimi. Gli adolescenti hanno come primo modo di contattarsi quello digitale ed il periodo della quarantena ha solo fatto aumentare questo strumento comunicativo. È stato riscontrato, infatti, un picco nel sexting (acronimo per sex+testing) cioè lo scambio di foto, video e messaggi sessuali tra due partner attraverso chat. Di conseguenza sono aumentati tutti i comportamenti tipici del mondo digitale. Un esempio di comportamento di questa nuova era è il ghosting, cioè sparire improvvisamente smettendo di rispondere ai messaggi; o lo zombieing, il ritorno dal mondo dei morti dell’ex fidanzato scomparso da anni. Sono aumentate anche le dating app, l’uso della pornografia e l’autoerotismo.

 

Come hanno vissuto la sessualità le coppie adulte conviventi e stabili durante la quarantena?

Negli adulti la differenza dipende dal tipo di relazione di coppia. Se la coppia vive a distanza, i partner hanno imparato ad usare un mondo digitale che, mentre per gli adolescenti era già reale, per gli adulti è stata una sorpresa da scoprire. L’attesa di rincontrarsi ha fatto battere i cuori e vivere una romantica love story come Romeo e Giulietta. Nelle coppie conviventi, invece, la sessualità ha subito le influenze del tipo di relazione. Coppie stabili e unite hanno vissuto una luna di miele, avendo tempo ed essendo liberi da impegni è stato facile riscoprire desideri e fantasie. C’è stato anche un aumento nella vendita dei sex toys a conferma del desiderio di nuove scoperte. In queste coppie, tuttavia, lo stress per le difficoltà economiche e lavorative, avere i bambini in casa ed il cambiamento di abitudini, può aver portato ad un calo di desiderio, che però non incide sulla coppia se comunica e si rispetta. Nelle coppie conflittuali invece la mancanza di spazi personali e luoghi dove sfogare la rabbia ha fatto aumentare le frustrazioni portando a separazioni, divorzi e in caso peggiore ad acting di violenza domestica. Non a caso sono aumentati femminicidi e denunce di tentati omicidi.

 

Le opportunità per i single ed i diritti individuali sul web

 

Per i single o chi ha rapporti di tipo occasionale le possibilità d’incontro sono state relegate solo all’uso del digitale. Tuttavia durante la fase 2, la possibilità di incontrarsi ha aperto nuove strade. Sono stati diffusi da vari associazioni (FISS, CIS etc..) dei vademecum su come affrontare un rapporto sessuale e limitare la possibilità di contagio. In queste guide viene spiegato come si diffonde il virus e poi consiglia quali sono gli strumenti più adatti per limitare la diffusione ( www.fiss.it ). Oggi la situazione è cambiata. La quarantena è terminata e, a poco a poco, ci stiamo avvicinando alla normalità. Riguardo la sessualità e post quarantena possiamo affermare che l’uso del digitale non è variato, confermandosi come luogo di élite di incontri anche sessuali. Il digitale corrisponde a uno strumento di riservatezza, poco rischioso e divertente essendo una novità culturale. Però, mi riservo di dare un consiglio molto importante. Molti usano il digitale senza conoscere i propri diritti individuali sul web.

 

Avvengono molte molestie e violenze a causa della mancanza di conoscenze dei propri diritti. Un esempio è la diffusione del revenge porn, cioè la condivisione pubblica di immagini e video senza il consenso dell’interessato per motivi di vendetta o minaccia. Le persone devono informarsi di più, sia per non dover affrontare problematiche legali, ma soprattutto problemi con implicazioni psicologiche e traumatiche. Infatti, non solo l’uso scorretto del web può portare a minacce e vendette personali, ma frequenti dinamiche che avvengono sul web creano cognizioni negative e traumi. Un esempio è il catfish, presentarsi con una falsa identità e intrattenere rapporti basati su bugie. Il rischio è imbattersi in situazioni pericolose e subire traumi che minano la fiducia verso il mondo, se stessi e gli altri.

Nel post covid la sessualità è diventata anche un momento di incontro, laddove ci siamo sentiti lontani. Nella fase due lentamente si è tornati al corteggiamento e cercare di avvicinarsi fino alla situazione attuale in cui vi è un ripristino normale del desiderio sessuale.

Il Pride del 27 giugno 2020 si svolgerà con una manifestazione online per i diritti LGBT+, in cui non mancheranno i colori simbolo, espressione dell’orgoglio di essere gay conquistato dopo anni di lotte e repressioni.

Giugno torna a vestirsi di colori sfavillanti con la manifestazione dedicata al Pride, la parata per i diritti della comunità LGBT+, che neanche la pandemia può fermare. Al posto delle piazze fisiche la libertà di orientamento e identità sessuale sarà espressa nella piazza virtuale, dove sono previste ugualmente “scintille” al motto di:” Resistiamo ieri, oggi, domani, sempre”.

Cos’é il Pride

Il Pride è una manifestazione con la quale persone omosessuali, lesbiche, bisessuali, pansessuali, transgender, intesex, queer, kinky scendono nelle piazze di tutto il mondo e ribadiscono il diritto di esprimere con orgoglio la propria libertà sessuale con vestiti dai colori sgargianti, peculiarità che, diversamente dal significato carnevalesco, ha a che fare con le origini della storia della comunità LGBT.

Nascita del movimento di liberazione gay

Parlare del Pride senza ricordare i moti di Stonewall sarebbe impossibile. Siamo negli Stati Uniti degli anni ’60. La cultura americana riteneva l’omosessualità una minaccia per una società basata sulla famiglia tradizionale. Pertanto la polizia spesso
organizzava delle retate nei locali e pub in cui si incontravano frequentemente persone della comunità LGBT. Le persone che si trovavano in tali pub o avevano atteggiamenti ritenuti indecenti, come tenersi per mano, venivano picchiate, arrestate e minacciate. Dopo decenni di soprusi la goccia che face traboccare il vaso avvenne nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969 nel club di Stonewall Inn a New York; questa volta la comunità LGBT decide di reagire agli atti di violenza da parte della polizia e ne seguì una rivolta che durò fino al 4 Luglio. I moti di Stonewall rimarranno alla storia come la battaglia simbolica per la libera espressione dei diritti della comunità LGBT.

Primo pride della storia

Un anno dopo, nel 1970 in memoria dei moti di Stonewall viene organizzato il primo Pride a New York chiamato “Christopher Street liberation pride”, prendendo il nome dalla strada in cui si trovava il pub Stonewall. Durante la marcia i partecipanti indossano vestiti dai toni sgargianti, slip e costumi da bagno, usati per esprimere senza paura se stessi e dichiarare al
mondo intero la loro opposizione alle regole di repressione e discriminazione. Il principio base è l’affermazione di se stessi per come si è. L’eccesso e la stravaganza sono sinonimo di accettazione e provocazione alla società tradizionale.

Non solo gay alla manifestazione Lgbt+

Il Pride è un evento organizzato dalla comunità LGBT+ ed è erroneamente attribuito alla comunità esclusivamente gay. Negli anni ottanta avvenne infatti un cambio di linguaggio. Inizialmente con la parola Gay si inglobava tutto la comunità LGBT. Con la nuova generazione vennero introdotte terminologie più precise e inclusive. Per tale motivo ora per definire la parata di Giugno si usa solo il termine “Pride” con cui si indica una manifestazione sull’orgoglio di ogni tipo di possibilità di essere nell’orientamento e nell’identità sessuale. È una manifestazione pubblica aperta a tutti, indipendente dall’orientamento sessuale, per celebrare l’accettazione sociale e l’autoaccettazione delle persone gay, lesbiche bisessuali, pansessuali, intersex, transgender e queer e i relativi diritti civili e legali anche quelli non ancora ottenuti. Questo evento si svolge annualmente in ogni parte del mondo e, oltre la parata, si svolge un festival composto da seminari e convegni sui diritti sociali e civili, sui
nuovi orientamenti e progetti futuri, sulla diffusione della storia e della cultura LGBT+.

Pride 2020, gli eventi della manifestazione Lgbt+

Il Pride del 2020 sarà all’insegna della musica, spettacoli ed interventi da parte di attivisti e personaggi pubblici da tutto il mondo da seguire dall mese di giugno in streaming sulle pagine Facebook di:

Global Pride;
Siracusa pride;

 

 

In Italia si parla di educazione sessuale tra i giovani, gli adulti, i professori, i pedagogisti, gli psicologi, ma in realtà non esiste materia o corsi soprattutto nelle scuole. Nel mondo siamo il paese con la più bassa percentuale di corsi in materia.

«Nella maggior parte dei Stati membri dell’Unione europea questa materia è obbligatoria (in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia dal 1998). Fanno eccezione 7 paesi su 24 analizzati: Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania, Regno Unito (ma nel febbraio del 2015 i parlamentari inglesi hanno chiesto che l’educazione sessuale divenga obbligatoria nella scuola primaria e secondaria) e Italia”. (https://www.valigiablu.it/educazione-sessuale-scuole/).  Il sesso è un tabù ancora oggi. I bambini sono ritenuti asessuati fin dalla nascita. Angeli innocenti e puri a cui non appartengono le emozioni forti, tra cui aggressività e piacere. Un pensiero comune in Italia è che l’educazione sessuale potrebbe portare ad una maggiore diffusione degli atti sessuali in età precoce, ma non è così. I dati statistici dell’UNESCO riportati in grafico confermano l’importanza dell’educazione sessuale nel comportamento dei giovani.

Rapporto dell’Unesco “International Technical Guidance on Sexuality Education” del 2009

L’educazione sessuale non incoraggia i bimbi e i giovani a fare sesso, ma supporta il loro sviluppo sessuale, dà gli strumenti per conoscere i principi della riproduzione umana ed esplora le emozioni, le relazioni interpersonali tra i coetanei e familiari.

La mancanza di educazione sessuale fa crescere bambini che non hanno idea di cosa sia il loro apparato riproduttivo (invece già a sei anni i bimbi si accorgono dell’erezione del loro pene e le bambine sedute sulla sedia possono eccitarsi) e non capiscono cosa sia la sessualità. Anche se non le dicono comunque le domande cosiddette “scomode”, le pensano. Arriviamo alla fascia di età adolescenziale in cui i giovani sono arrivati senza informazioni e con l’idea che nella società non si deve parlare di sesso. Le uniche informazioni che ricavano derivano o dalla pornografia o da riviste non specializzate. Ciò avviene perché hanno interiorizzato il pensiero che con i genitori non si deve parlare, perché sono giudicati o puniti, e se parlano con i coetanei si vergognano, perché non si sentono all’altezza della loro immagine ideale. Così, acquisiscono informazioni errate, fuorvianti e piene stereotipi. E poi arriva in Italia…”Sex education”.

Sex education, la serie sull’educazione sessuale a scuola

È una serie Netflix che sdogana la sessualità, affermando ciò che essa realmente è, cioè la scoperta di sé stessi e la ricerca della propria identità. I vari episodi si svolgono principalmente a scuola, luogo delle dinamiche e relazioni adolescenziali. La scuola rappresenta una micro società in cui il regista ha voluto puntare l’attenzione maggiormente sulla sessualità. È una copia della società dove la sessualità c’è, è di tutti, è diffusa, ma non se ne deve parlare apertamente. Il protagonista infatti svolge delle consulenze sessuali ai suoi coetanei in un bagno abbandonato della scuola, così da dimostrare l’esigenza dei giovani di parlarne, ma la negazione dell’esigenza da parte della società. La serie mostra una grande verità sociale, un mondo dove uno dei piaceri più grandi può diventare un affanno innescare solitudini, paure, pressioni, insicurezze, repressioni. I personaggi provano un’inspiegabile vergogna verso i propri pari. La vergogna di non essere all’altezza per gli standard eterodefiniti della nostra società. E da lì la paura di essere giudicati emarginati, derisi. L’adolescenza è fisiologicamente la fase della vita in cui le identità sono indefinite, in transizione e oscillanti, in cerca di un appiglio sociale e di un posto nel mondo. La sessualità dà un’opportunità. Essa è l’ambito in cui ci si conosce attraverso un percorso, il cui obiettivo è la definizione di sé stessi. Il percorso di conoscenza di sé può avvenire in questa maniera. Inizialmente l’adolescente pone attenzione alla percezione corporea (es: ho un’erezione) a cui lega la sensazione (eccitazione) ad esso associa il vissuto personale (dove è avvenuto, con chi, perché è avvenuto, che emozioni prova, cosa gli ricorda, etc..). Ma è necessario aggiungere un tassello fondamentale, la sessualità è principalmente rapporto con l’altro, perché è legata alla presenza di un altro da me. Pertanto, mi insegna cosa provo mentre sono con l’altro, e come rapportarmi nella dinamica a due. Facciamo un esempio: un adolescente sta baciando una ragazza/o e gli piace molto; di conseguenza si eccita, ma prova vergogna ad avvicinarsi di più, ha paura del rifiuto, ma realmente non sa come potrebbe reagire la compagna e cosa potrebbe provare. L’insieme del desiderio, delle emozioni associate alla relazione e l’intenzionalità della compagna/o, determineranno la sua intenzionalità d’azione quindi la sua maniera di contattare la ragazza/o, sperimentando possibili percorsi. Così, oltre a parlare di sessualità parliamo di due suoi sinonimi: intimità e affettività.

Perché la serie di Netflix è educativa

I personaggi sono indagati nelle loro storie di vita e vissuti. Il protagonista, per esempio, è un verginello timido e impacciato con una madre terapista sessuale invadente e poco rispettosa. Nella sessualità il suo problema è il non riuscire a masturbarsi; invece nelle relazioni sociali è essere isolato e timido. Sex education pertanto insegna che la sessualità scaturisce dai vissuti e dalla storia personale e plasma il proprio modo essere. Insegna che le fragilità sono punti di partenza per conoscersi e migliorarsi. Educa al l’accettazione del proprio essere, al superamento di un trauma, all’esistenza dei limiti (sia fisici che sociali), al riuscire a dimenticare il rancore e il passato con gli amici e familiari, per quanto sia difficile. Insegna l’empatia verso le difficoltà altrui e il rispetto individuale e sociale. Sex education pertanto non solo aiuta gli adolescenti ad un nuovo approccio alla sessualità, ma ha l’intento di cambiare la società, sostenendo l’importanza dell’educazione sessuale come strumento di cresciuta e di sostegno sociale, formando cittadini più consapevoli di sè e rispettosi dell’altro. La serie tratta anche di molestie, traumi sessuali, abusi, bullismo di genere e sessismo. Aiuta a vedere la maniera in cui tali temi siano attualmente trattati nella società e come vengono vissuti sia dalle vittime che dai carnefici. Sex education, grazie alla diffusione televisiva, arriverà a tutti e ad ogni fascia di età entrando a far parte del puzzle che porterà al cambiamento sociale in Italia. Contribuirà infatti all’avanzamento di una rivoluzione sessuale già in atto, in cui la sessualità prenderà il suo giusto posto: luogo primario di identità e affetto verso se stessi e l’altro.

Dott.ssa Lo Magro Emma

7 Giugno 2020