Il sesso rimane anche oggi un territorio popolato da dubbi, pregiudizi e incertezze. Tra le cause principali, la mancanza di corsi sull’educazione sessuale è una delle più evidenti. Questa materia non va trascurata, perché è uno strumento importante per aiutare ad avere delle relazioni sane, fin dalla giovinezza. In questo articolo troverai alcune risposte sui dubbi e preconcetti sul sesso e sul piacere. 

Quando parliamo di educazione sessuale ci addentriamo in un ambito complesso per due ragioni: le carenze conoscitive sull’argomento, spesso appesantite da una serie di tabù  e l’assenza di corsi nelle scuole italiane per colmarle. Una delle cose per cui mi batto da sempre è l’inserimento dell’educazione sessuale all’interno dei programmi scolastici, educativi e televisivi, perché l’educazione sessuale è un diritto. Basti pensare che questa materia viene insegnata nelle scuole di tutti i paesi d’Europa: su 24 Stati solo 7 non la trattano, tra cui l’Italia. Quello che sottovalutiamo è che aiutare i ragazzi a costruire delle solide basi riguardanti la loro sfera sessuale può insegnargli ad agire in maniera consapevole e affrontare con serenità il sesso, oltre che a non incorrere in gravidanze non volute o infezioni trasmesse sessualmente. 

La mancanza di un’adeguata formazione nelle scuole, però, è solo la punta di un iceberg, perché dobbiamo fare i conti anche con i tabù che esistono ancora nella nostra società e con l’imbarazzo dei giovani nel discutere di sesso e di rapporti sessuali con altre persone, specialmente gli adulti, inclusi i genitori e docenti. Questo comporta che ragazze e ragazzi vadano a ricercare le informazioni su Internet, con il rischio di imbattersi in programmi diseducativi e nella pornografia, credendo che la sessualità sia quello. Come aiutarli, allora, a costruire una vita sessuale sana? Innanzitutto, parlare di sessualità con chi ha esperienza, capire cosa comporta per se stessi la sessualità e poi conoscere i propri limiti ed i propri desideri. Esploriamo insieme i falsi miti sul sesso e le domande su cui, spesso, inciampiamo. 

1. Come avere un rapporto appagante e sereno?

Questa domanda fa parte di una lunga lista di dubbi, che sorgono spesso nei ragazzi, quindi va analizzata con cura. Parlare di un rapporto appagante e sereno mi ricorda l’eccitazione, il brio, le paure e anche le preoccupazioni che sorgono quando si deve avere il primo rapporto sessuale, un’esperienza di passaggio al mondo adulto. L’aspetto appagante e sereno però non è legato all’atto, ma alla relazione. Ovvero: un primo rapporto con una persona con cui si ha una relazione serena, chiara ed  in cui c’è il rispetto, il consenso e desideri reciproci, aiuta a rendere serena questa esperienza, perché si sta a proprio agio. Dunque, possiamo dire che l’appagamento dipende da tanti fattori perché la sessualità non è un atto sterile, ma qualcosa che si costruisce. Per raggiungere l’appagamento, dobbiamo:

-educarci alla sessualità;

-conoscere noi stessi;

-avere consapevolezza de nostri desideri. 

 

 

Grazie a tutti questi fattori l’esperienza sessuale può rivelarsi soddisfacente; quindi non è detto che il primo rapporto sia subito il massimo del piacere.

Per un rapporto sereno, invece, dobbiamo considerare diversi elementi: dal rispetto, al consenso fino al rapporto con l’altra persona e con se stessi. Molte persone perdono la verginità anche con uno sconosciuto, ma se lo si fa con consapevolezza e coscienza, allora l’atto sessuale avviene con serenità. La cosa più importante da tenere in considerazione sul primo rapporto è arrivarci con la consapevolezza di cosa si sta facendo, come lo si fa, cosa si desidera e qual è il mio rapporto con l’altro. 

 

2. Cosa sappiamo del punto G nell’educazione sessuale?

Questo famosissimo punto che tutti cercano, desiderano e credono che apra le porte del piacere femminile, in realtà è uno stereotipo ed un preconcetto che deriva dalla cultura maschile, sul compito dell’uomo di far provare piacere alla donna. Esiste, anche una diatriba sulla sua esistenza e sul dove si trovi. Il nome deriva da un ginecologo tedesco Ernst Gräfenberg che, in realtà non parlava di un punto G (termine che è stato coniato negli anni ‘80 da due ricercatrici) ma di una zona presente nella vagina, che poteva portare piacere alla donna. Il punto G, a quanto pare, si trova nella parte anteriore della vagina vicino all’uretra, ma è una zona e non punto ed è soggettivo in ogni donna. 

Il piacere è ben altra cosa! Esso è intimità, relazione, sguardi; il mio consiglio è quello di non focalizzarsi su un punto specifico per il piacere di una donna, ma di ascoltarla e di percepire le sue espressioni, sensazioni e perché no, chiedere cosa le dà piacere.

3. Quante volte dovrei avere un rapporto?

Non c’è una risposta a questa domanda. Fare sesso con il compagno non è questione di accontentare l’altro, ma corrisponde al ciclo vitale della coppia: dall’innamoramento, alle fasi di allontanamento e di riavvicinamento, fino alla trasformazione in funzione degli eventi. Ad esempio, durante i litigi è normale che la sessualità sia minore o si rifiuta l’altro, perché gli aspetti emotivi verso l’altro corrispondono al corpo e il corpo parla più delle parole. Perchè una storia vada bene si devono ascoltare le necessità e le relazioni di una coppia, non esiste un periodo in cui avere rapporti o non averne.

4. Come avere una vita sessuale felice?

La felicità sessuale è una chimera, perché in realtà essa dipende da tanti momenti. Capita che in una coppia la compagna non desideri avere un rapporto, ma lo fa per accontentare il partner. Tutto dipende da come si sta in quel momento, dalle sensazioni e dalle emozioni che si provano. Questo concetto di felicità lo si deve vedere a lungo termine: se volete avere una vita sessuale felice, questo implica un progetto più ampio che è quello di accettare l’equilibrio dei momenti di alti e bassi. Per avere una vita relazionale felice, bisogna  comunicare con il compagno o la compagna su quello di cui si ha bisogno; se non si ha un partner, è importante essere consapevoli di ciò che si desidera per la propria sessualità.   

In Italia si parla di educazione sessuale tra i giovani, gli adulti, i professori, i pedagogisti, gli psicologi, ma in realtà non esiste materia o corsi soprattutto nelle scuole. Nel mondo siamo il paese con la più bassa percentuale di corsi in materia.

«Nella maggior parte dei Stati membri dell’Unione europea questa materia è obbligatoria (in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia dal 1998). Fanno eccezione 7 paesi su 24 analizzati: Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania, Regno Unito (ma nel febbraio del 2015 i parlamentari inglesi hanno chiesto che l’educazione sessuale divenga obbligatoria nella scuola primaria e secondaria) e Italia”. (https://www.valigiablu.it/educazione-sessuale-scuole/).  Il sesso è un tabù ancora oggi. I bambini sono ritenuti asessuati fin dalla nascita. Angeli innocenti e puri a cui non appartengono le emozioni forti, tra cui aggressività e piacere. Un pensiero comune in Italia è che l’educazione sessuale potrebbe portare ad una maggiore diffusione degli atti sessuali in età precoce, ma non è così. I dati statistici dell’UNESCO riportati in grafico confermano l’importanza dell’educazione sessuale nel comportamento dei giovani.

Rapporto dell’Unesco “International Technical Guidance on Sexuality Education” del 2009

L’educazione sessuale non incoraggia i bimbi e i giovani a fare sesso, ma supporta il loro sviluppo sessuale, dà gli strumenti per conoscere i principi della riproduzione umana ed esplora le emozioni, le relazioni interpersonali tra i coetanei e familiari.

La mancanza di educazione sessuale fa crescere bambini che non hanno idea di cosa sia il loro apparato riproduttivo (invece già a sei anni i bimbi si accorgono dell’erezione del loro pene e le bambine sedute sulla sedia possono eccitarsi) e non capiscono cosa sia la sessualità. Anche se non le dicono comunque le domande cosiddette “scomode”, le pensano. Arriviamo alla fascia di età adolescenziale in cui i giovani sono arrivati senza informazioni e con l’idea che nella società non si deve parlare di sesso. Le uniche informazioni che ricavano derivano o dalla pornografia o da riviste non specializzate. Ciò avviene perché hanno interiorizzato il pensiero che con i genitori non si deve parlare, perché sono giudicati o puniti, e se parlano con i coetanei si vergognano, perché non si sentono all’altezza della loro immagine ideale. Così, acquisiscono informazioni errate, fuorvianti e piene stereotipi. E poi arriva in Italia…”Sex education”.

Sex education, la serie sull’educazione sessuale a scuola

È una serie Netflix che sdogana la sessualità, affermando ciò che essa realmente è, cioè la scoperta di sé stessi e la ricerca della propria identità. I vari episodi si svolgono principalmente a scuola, luogo delle dinamiche e relazioni adolescenziali. La scuola rappresenta una micro società in cui il regista ha voluto puntare l’attenzione maggiormente sulla sessualità. È una copia della società dove la sessualità c’è, è di tutti, è diffusa, ma non se ne deve parlare apertamente. Il protagonista infatti svolge delle consulenze sessuali ai suoi coetanei in un bagno abbandonato della scuola, così da dimostrare l’esigenza dei giovani di parlarne, ma la negazione dell’esigenza da parte della società. La serie mostra una grande verità sociale, un mondo dove uno dei piaceri più grandi può diventare un affanno innescare solitudini, paure, pressioni, insicurezze, repressioni. I personaggi provano un’inspiegabile vergogna verso i propri pari. La vergogna di non essere all’altezza per gli standard eterodefiniti della nostra società. E da lì la paura di essere giudicati emarginati, derisi. L’adolescenza è fisiologicamente la fase della vita in cui le identità sono indefinite, in transizione e oscillanti, in cerca di un appiglio sociale e di un posto nel mondo. La sessualità dà un’opportunità. Essa è l’ambito in cui ci si conosce attraverso un percorso, il cui obiettivo è la definizione di sé stessi. Il percorso di conoscenza di sé può avvenire in questa maniera. Inizialmente l’adolescente pone attenzione alla percezione corporea (es: ho un’erezione) a cui lega la sensazione (eccitazione) ad esso associa il vissuto personale (dove è avvenuto, con chi, perché è avvenuto, che emozioni prova, cosa gli ricorda, etc..). Ma è necessario aggiungere un tassello fondamentale, la sessualità è principalmente rapporto con l’altro, perché è legata alla presenza di un altro da me. Pertanto, mi insegna cosa provo mentre sono con l’altro, e come rapportarmi nella dinamica a due. Facciamo un esempio: un adolescente sta baciando una ragazza/o e gli piace molto; di conseguenza si eccita, ma prova vergogna ad avvicinarsi di più, ha paura del rifiuto, ma realmente non sa come potrebbe reagire la compagna e cosa potrebbe provare. L’insieme del desiderio, delle emozioni associate alla relazione e l’intenzionalità della compagna/o, determineranno la sua intenzionalità d’azione quindi la sua maniera di contattare la ragazza/o, sperimentando possibili percorsi. Così, oltre a parlare di sessualità parliamo di due suoi sinonimi: intimità e affettività.

Perché la serie di Netflix è educativa

I personaggi sono indagati nelle loro storie di vita e vissuti. Il protagonista, per esempio, è un verginello timido e impacciato con una madre terapista sessuale invadente e poco rispettosa. Nella sessualità il suo problema è il non riuscire a masturbarsi; invece nelle relazioni sociali è essere isolato e timido. Sex education pertanto insegna che la sessualità scaturisce dai vissuti e dalla storia personale e plasma il proprio modo essere. Insegna che le fragilità sono punti di partenza per conoscersi e migliorarsi. Educa al l’accettazione del proprio essere, al superamento di un trauma, all’esistenza dei limiti (sia fisici che sociali), al riuscire a dimenticare il rancore e il passato con gli amici e familiari, per quanto sia difficile. Insegna l’empatia verso le difficoltà altrui e il rispetto individuale e sociale. Sex education pertanto non solo aiuta gli adolescenti ad un nuovo approccio alla sessualità, ma ha l’intento di cambiare la società, sostenendo l’importanza dell’educazione sessuale come strumento di cresciuta e di sostegno sociale, formando cittadini più consapevoli di sè e rispettosi dell’altro. La serie tratta anche di molestie, traumi sessuali, abusi, bullismo di genere e sessismo. Aiuta a vedere la maniera in cui tali temi siano attualmente trattati nella società e come vengono vissuti sia dalle vittime che dai carnefici. Sex education, grazie alla diffusione televisiva, arriverà a tutti e ad ogni fascia di età entrando a far parte del puzzle che porterà al cambiamento sociale in Italia. Contribuirà infatti all’avanzamento di una rivoluzione sessuale già in atto, in cui la sessualità prenderà il suo giusto posto: luogo primario di identità e affetto verso se stessi e l’altro.

Dott.ssa Lo Magro Emma

7 Giugno 2020